mercoledì, 12 aprile 2006
Carrón (CL): «Preghiamo la Madonna di Loreto per il popolo e per i nuovi governanti»
All’indomani delle elezioni politiche, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha inviato un breve messaggio a tutti gli aderenti al movimento. Ecco il testo:

«Cari amici, in questi giorni che precedono la Pasqua ricordiamoci di pregare la Madonna di Loreto affinché sostenga il popolo italiano, chiamato a una più intensa fedeltà alla propria tradizione per costruire il futuro.

«I tre principi “non negoziabili” di cui ha parlato il Papa – vita, famiglia, libertà di educazione – sono ancora più urgenti. Speriamo che i nuovi governanti del Paese sappiano tenerne conto. Anche per essi preghiamo in questo momento».

l’ufficio stampa di Cl
Milano, 12 aprile 2006.
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venerdì, 17 giugno 2005
Caro Direttore,
il quorum non è stato raggiunto, abbondantemente. Il fatto è significativo perché a favore del sì, della partecipazione al voto, si erano schierate le personalità più in vista, più alla moda, della politica, della cultura e dello spettacolo; ovvero, le personalità che dovrebbero incarnare il sogno di vita dei più. Tutti costoro non sono riusciti a convincere il popolo a seguirli. Come diceva Chesterton, volendo affermare una libertà illimitata, l’hanno resa solo più indefinita, cioè confusa; come è confusa e contraddittoria con la realtà l’immagine di perfezione umana che perseguono. Il popolo ha preferito stare sulle sue, ancora attaccato ai valori che la tradizione porta. Questo atteggiamento è stato bollato come indifferente e superficiale, se non “idiota”, dalla deriva zapatera in cui le nostre elite culturali e politiche sono cadute, ma questo “bollo” è, per lo meno, antidemocratico. Siccome la non partecipazione è stata del 74%, anche ammettendo che i consapevolmente astenuti siano una minoranza, gli indifferenti o idioti sarebbero superiori al 50% della popolazione. Pensare questo indica un disprezzo per il popolo che molti dei referendari hanno in più occasioni dimostrato e dimostrano. Per tale ragione non si fermeranno, continueranno ad insistere sul valore superiore della loro visione dell’uomo e della società. Continueranno a cercare modi di introdurre le loro leggi astruse, distanti da ciò che è reale e da ciò in cui la maggioranza delle persone cerca il compimento della vita.

Cos’è il compimento della vita, se non il potere vivere la vita come è, con i suoi desideri e le sue difficoltà, senza cadere nella disperazione o fuggire nei sogni?

Se si gratta la cosiddetta indifferenza, sotto si trova l’attesa di tale compimento, che è ridicolo affidare a calcoli di perfezione scientifica, come dimostrano quelli che sono belli ma infelici e, al contrario, quelli che - pur in mezzo a difficoltà grandi - non si scoraggiano e sono contenti di ciò che la vita dà loro. Tutti sappiamo che è così perché ogni giorno tutti sperimentiamo che la felicità non accade in condizioni di perfezione, ma in condizioni inaspettate, reali proprio perché imperfette. Sotto la cosiddetta indifferenza, c’è allora l’attesa dell’incontro con un fatto di verità umana preponderante rispetto alle piccole verità scientifiche che sempre si sono dimostrate insufficienti e, quando hanno preteso di essere assolute, anche dannose. C’è l’attesa di un fatto umano che, quando accade, viene riconosciuto subito come vero, anche se magari non se ne sa spiegare il perché. È per esempio il fatto dei tanti che, vivendo una condizione familiare segnata da handicap pesantissimi, dimostrano un’affezione alla vita senza misura, ben al di là dell’identificazione che certo scientismo pone tra malattia e infelicità. Come è possibile che chi non è “perfetto”, “selezionato”, possa ritenere positiva la propria vita? È possibile perché l’uomo è un mistero, non decifrabile da nessuna teoria, se non quella che riconosce la vita come dono. È possibile per la gratuità di coloro che soccorrono chi ha bisogno con una solidarietà pratica, che passa dall’aiuto materiale e dall’amicizia. È possibile per chi rispetta la vita, tutta, dal suo inizio.

Altro che popolo italiano indifferente! Esso aspetta e, se pur cambia opinione politica, tuttavia non si è ancora dimenticato che il fondamento dell’umanità che cerca è nella propria tradizione cristiana, questa volta proposta da una Chiesa decisa e unita. Anche molti laici hanno riconosciuto tale fondamento, come non era mai accaduto prima. Questa umanità e questa tradizione non si risollevano con prediche aggiuntive alle troppe che già ci sono, ma con un incontro che continui e approfondisca quello che è avvenuto per moltissimi con Giovanni Paolo II, con una personalità come don Giussani; con il nuovo Papa Benedetto XVI; con una donna di fede come la vedova Coletta nella strage di Nassiriya; con un amico che sorprendentemente ci rende prossimo il senso della vita e delle cose.

Un’esperienza umana nuova c’è: non è casuale, è un filo rosso che percorre la storia quotidiana di ciascuno. Bisogna saperla vedere, non averne paura, indicarla, valorizzarla e seguirla. Altrimenti, l’indifferenza rimonterà e si chiuderà su di noi come il mare sul bolso esercito del faraone.

Giancarlo Cesana
di Comunione e Liberazione


© Corriere della Sera, 16.06.2005

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venerdì, 20 maggio 2005

L’incertezza, questo buio che c’è dentro, sta diventando dominante. Sta diventando superba come diceva Leopardi ne “Il pensiero dominante”: «Questa età superba che di vote speranze si nutrica, vaga di ciance, e di virtù nemica; stolta che l’util chiede, e inutile la vita quindi più sempre divenir non vede». Don Giussani commentando questi versi diceva: è la descrizione molto più dei nostri tempi che non dei suoi.
Il problema è che cosa fare tenendo conto che una battaglia intellettuale, per quanto intensa, non è sufficiente. L’uomo è caduto in questo buio perché è stato lasciato solo, è stato reso solo. La persecuzione dell’uomo moderno è la solitudine. Il crollo della ragione non è dovuto alla mancanza delle idee, ma alla mancanza dell’affetto; è dovuto alla mancanza del legame, del legame che porta l’idea, della carne.
Noi dobbiamo fare una battaglia sul modo di utilizzare la ragione. Perché un valore sconfitto è comunque sconfitto, lo abbiamo visto col divorzio e con l’aborto (avevamo detto che da lì sarebbe venuto tutto il resto... ed è venuto). Se passa anche questo, andrà avanti ancora peggio. Quindi non è solo il problema dell’embrione, è un problema di ragioni che noi ci diamo.
L’astensione, che è un non voto, ha tre caratteristiche.

1. Astenersi non vuol dire non esserci. Questa manifestazione è la dimostrazione del contrario. Se noi contassimo tutte le manifestazioni che abbiamo fatto, senza dubbio sono molte di più di quelle che hanno fatto gli altri. Se noi raccontassimo tutto il tentativo educativo che abbiamo fatto, senza dubbio abbiamo fatto molto di più degli altri. (…) La prima caratteristica di questa posizione non è una furbata, non è un tirarsi indietro, ma è un atto di presenza.

2. In secondo luogo: quella che viene chiamata “indifferenza” dobbiamo cercare di rispettarla di più. Molta gente non sa che pesci prendere di fronte a questo referendum, non si rende nemmeno conto dei quesiti e decide di stare fuori, si astiene. Non capisco che male ci sia a stare fuori. Non capisco che problema ci sia a riconoscere il valore positivo di questa confusione. É molto meglio che chi non capisce si astenga piuttosto che andare a scrivere sì, perché così fa anche un danno. Questo va valorizzato ed è un terreno su cui entrare. D’altra parte, in una battaglia politica, in un quesito elettorale, la partecipazione è il segno di quanto la cosa interessi.

3. Terza ragione, di carattere politico: come è stato detto, questa è una legge passata dal Parlamento a maggioranza trasversale. Dobbiamo finirla con la leggerezza con cui vengono utilizzati gli strumenti degli scioperi generali e dei referendum. Chi li usa deve dimostrare di aver avuto ragione nell’usarli. Deve dimostrare che è capace di convincere una maggioranza degli italiani ad andare a votare ed eventualmente anche in suo favore. Il referendum non l’ho voluto io. E io a votare non ci vado e incoraggio tutti a non andarci. Tra l’altro mi hanno detto che i promotori del referendum, se riesce, prendono anche i soldi. A me il pensiero mi fa venire l’orticaria.
Andare a votare no è un eccesso di zelo. A parte le notazioni della Bibbia sugli zeloti, c’è un osservazione ironica che mi permetto di citare, di Talleyrand, il più grande politico mai esistito. Ai suoi funzionari diceva sempre: «Mi raccomando, niente zelo». Noi dobbiamo costruire.

Dall’intervento di Giancarlo Cesana, responsabile di Comunione e Liberazione, all’incontro pubblico di sabato 14 maggio al Palalido di Milano con Giuliano Ferrara, dal titolo: “Fratello embrione, sorella verità”.

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martedì, 22 febbraio 2005

CIAO DON GIUSS

 Grazie.

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venerdì, 19 marzo 2004

 

 

 

 

Alcuni amici spagnoli, dopo i fatti di Madrid, hanno scritto:

 

DI FRONTE AGLI ATTENTATI TERRORISTICI UNA SPERANZA CERTA

 

È possibile che un uomo come te, come me, stermini donne, uomini e bambini, innocenti, con una simile rabbia distruttrice? Il cuore dell’uomo a volte è un abisso dal quale sgorgano atrocità che fanno rabbrividire. Esiste davvero un mistero del male, che esige da noi una risposta all’altezza della sfida.
Noi tutti sentiamo una esigenza di giustizia, ma l’uomo con le proprie forze è in grado di spezzare la catena del male? Ciascuno di noi, uomo di fede o non credente che sia, deve poter rispondere a queste domande per non cadere nella disperazione, nella rassegnazione o in una violenza maggiore. La censura di queste domande non fa che accrescere la violenza che già abbiamo sofferto.
Noi tutti abbiamo cercato di rispondere a queste domande che si riaffacciano di continuo alla nostra mente. E ciascuno ha potuto constatare la propria incapacità di darsi una risposta soddisfacente. Nessuna posizione politica è sufficiente ad affrontare quanto è accaduto, e non basta l’aiuto psicologico per superarlo. La grandezza della sfida ci fa cogliere il nostro limite. Quante volte in questi giorni siamo rimasti senza parole?
Davanti a questa terribile ingiustizia che è la morte violenta degli innocenti e l’intento di distruggere il popolo, la Croce di Cristo si erge come possibilità di essere liberati dall’angoscia del male. Solo la certezza di un destino buono, promesso dalla Resurrezione, in mezzo alla tragedia, può restituirci la fiducia in noi stessi, negli uomini, nella vita.
Parole come queste non sono facili da comprendere nemmeno per noi cristiani, come per tutto il popolo spagnolo. È possibile dire questo, e vivere nella pace di questa certezza, solo attraverso un abbraccio umano di cui si fa esperienza nella propria vita. Cristo ci abbraccia e ci educa nella comunità cristiana insegnandoci ad affermare sempre la dignità infinita di tutta la vita umana e la positività del reale.
Stiamo costruendo la convivenza civile in Spagna dentro una storia di dialogo che ha generato un bene comune che è la nostra nazione. Affinché questa convivenza si sviluppi liberamente servono uomini che nel lavoro quotidiano e nelle loro iniziative pubbliche ci permettano di riconoscere che la vita è sacra, e che la ragione e la libertà non sono in armonia tra loro finché non incontrano il Mistero buono, presente e prossimo a ciascuno. Poter camminare assieme a uomini così è la nostra speranza e il nostro primo contributo al bene comune.


MADRID 12 MARZO 2004

 

 

 

 

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