giovedì, 09 aprile 2009

È di fronte alla sofferenza, alla sofferenza innocente, che si scopre il nervo teso della domanda metafisica che attanaglia da sempre quel mendicante di senso che è l’uomo.

L’uomo è costretto a scegliere fra l’assurdo e la speranza e al limite di questo bivio prevale una sete di verità insopprimibile.

L’ateismo è difficile – diceva Etienne Gilson.  Ma anche credere non è facile. Difficile è la fede in un Dio che crea il mondo per erigervi il patibolo del proprio Figlio e che permette un’infinita sofferenza umana.

È proprio la sofferenza innocente che costituisce per molti l’ostacolo insuperabile sulla strada della fede, lo scoglio su cui si infrange l’idea di un Dio infinitamente buono e misericordioso.  È vero! Ma è altrettanto vero che per molti è proprio la sofferenza innocente che spinge ad abbracciare la fede, la fede in un Dio che dia un senso all’apparente non- senso e che apra, per dirla con Horkeimer, alla <<speranza  che,  nonostante quest’ingiustizia che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola>>.

La sofferenza ingiusta ci porta alle soglie dell’aut-aut, alla scelta tra la disperazione dell’assurdo e la speranza del senso. Siamo obbligati a scegliere, siamo ‘imbarcati’, diceva Pascal e, piuttosto che farmi inghiottire dai gorghi di logiche assurdiste, claustrofobiche ed asfissianti, preferisco scegliere la via del senso che è anche la via della speranza.

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sabato, 08 luglio 2006

L'inconfessabile segreto del Comunismo

di Armando Pannone - 30 giugno 2006
           

Chi pensa che la sinistra al governo sia divisa su tutto e non abbia una visione univoca delle priorità e delle cose da fare, è fuori pista. La sinistra ha una strategia, una tattica ed una missione. La strategia è multiforme. Si è stratificata nel nostro Paese nel corso di un trentennio. L'alacrità della classe dirigente comunista è febbrile nella continua attenzione alla ricerca dell'errore altrui. Per decenni, stando all'opposizione, ha maturato tecniche di scoramento collettivo, di disfattismo diffuso a piene mani e di paternalismo sociale buono per ogni stagione. La coscienza collettiva popolare è stata devastata dai dubbi pacifisti, dai sensi di colpa verso ogni principio cattolico vissuto come retaggio borghese, dal disprezzo per ogni forma di dissenso ideologico.

La tattica per arrivare alla nebbia dei valori, al consenso cattocomunista e all'entusiasmo celebrativo per tutto ciò che è espressione culturale della sinistra, è raffinatissima. Nel corso degli anni, col beneplacito più o meno consapevole di militanti e simpatizzanti, ha connotato ogni manifestazione giovanile di rosso. L'influenza sulla storia vissuta del nostro Paese, raccontata o solo tramandata come memoria popolare, è stata ed è enorme, ingombrante, in un'Italia che piano piano ha cominciato a marcare sempre meno le differenze nella scala morale, diluendole in un relativismo mortale. Differenze tra sessi, tra valori, tra vedute ideologiche, con ricadute incalcolabili sulla tenuta di una civiltà ormai strappata con violenza alle sue antiche radici religiose e culturali.

La missione? Il controllo. Non solo delle casematte del potere di gramsciana memoria. Il controllo come attività ossessiva e costante, come attitudine e vocazione escatologica nella concezione dello Stato-Dio. L'obiettivo della sinistra non è la diffusione del benessere collettivo o l'innalzamento del tenore di vita dei cittadini. Non è la crescita complessiva del Paese. La sinistra odia tutto questo perché ogni aspettativa di vita diversa dalla mediocrità, ogni possibilità di cambiare la propria vita è vista come occasione per sfuggire al controllo. I liberali, i professionisti ma tutti quelli che, in una Nazione ad elevato tasso di democrazia formano il nerbo della pubblica opinione, debbono sentirsi controllati, scoraggiati nelle proprie ambizioni. Solo un centralismo oppressivo, invasivo e capillare può tenere a freno, con lo strumento micidiale della burocrazia, le masse che volessero di più.

La crescita economica generalizzata non è positiva per un sistema del genere, in quanto non può essere gestita. Si usa ogni mezzo psicologico per spegnere sul nascere l'empìto della libertà, perché la libertà travolge gli steccati ideologici e lancia l'Uomo verso traguardi nuovi di dignità e progresso civile autenticamente percepito. Il cattolicesimo è attaccato perché è lo Stato e non la Chiesa, nella concezione comunista, a doversi occupare delle persone e a preoccuparsi per loro con appropriate politiche sociali. Il cuneo fiscale è selettivo perché un rilancio complessivo del sistema- Italia non potrebbe essere controllato e la legislazione dovrebbe necessariamente essere più elastica per favorire la ripresa.

Una politica economica liberista travolgerebbe schemi ingessati e questo non può avvenire, secondo la sinistra. E' ammessa solo la crescita delle persone che si adeguano, delle imprese che dialogano, dei cattolici che transigono. L'esatto contrario della nostra tradizione culturale, morale e religiosa. Il segnale della discontinuità produce insicurezza? E' proprio questa sfiducia nel futuro a sviluppare il germe di una tolleranza o di un'appartenenza ad un sistema ideologico comunista. E' il primo passo per ritenere naturale l'identificazione con un apparato, giusta una politica centralista, opportuno il richiamo a chi la pensa diversamente a tacere.

Eccolo smascherato, il segreto inconfessabile del comunismo. Un'economia debole produce conflitti di classe, le cui risoluzioni sono salutate come saggezza d'intervento centrale. Il comunismo stringe a tenaglia un'Europa ed un'Italia sempre più cieche. Il mercato le libererà? O, più opportunamente, i cristiani si guarderanno dentro e si accorgeranno dell'assedio alle loro coscienze? Non c'è ancora una risposta. E' però tempo di cominciare a porsi domande vere.

Grazie a Ragion politica e al blog cepocodaridere che hanno pubblicato questo interessante articolo.

 

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venerdì, 12 maggio 2006

''Quella di questo piccino e' una vicenda che crea ulteriori problemi ma la visione di questa drammatica fotografia potra' essere un'opportunita' per avviare una discussione su quanto accaduto: non possiamo nasconderci alla vita e neppure alla morte, anche se la foto sara' giudicata 'repellente' da qualcuno"

Sabino Acquaviva - sociologo

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mercoledì, 10 maggio 2006

Io non esisto...semplicemente non sono....eppure sono rimasto nove mesi nella pancia della mia mamma...lei mi ha nutrito, mi ha scaldato, mi ha accarezzato, mi ha sognato...ma io non esisto...non sono mai nato eppure sono morto e nessuno pagherà per questo!

Lei, la mia mamma, aveva solo 18 anni, era un pò ingenua, ma aveva un cuore grande perchè mi voleva a tutti i costi nonostante le chiacchiere, nonostante l'età, nonostante mio papà, nonostante tutto....

Lei aveva solo 18 anni, aveva un gran cuore, eppure l'amore che portava in grembo, la  tenerezza del suo pancione non l'hanno salvata, è stata straziata proprio per questo, è stata uccisa a causa mia che neanche esisto, che non sono, che sono morto eppure non sono mai nato...

Quassù mi hanno subito accolto, quassù sanno chi sono e mi vogliono bene, quassù ho un nome e la mia mamma è accanto a me e finalmente mi ha visto, quassù non ci sono mille cavilli, mille leggi stupide eppur così complesse, quassù IO CI SONO!

 

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venerdì, 01 luglio 2005

Libertà zapatera


Nel celebrare l'approvazione legislativa del pacchetto tana-libera-tutti che consente ai gay di sposarsi e agli etero di divorziare dopo tre mesi senza separazione né motivi né consenso del coniuge, il premier Zapatero ha parlato di «passo avanti della libertà» e il regista Almodóvar di «fine del modello cristiano di famiglia». Se questo è il nuovo laicismo, oggi persino a un vecchio mangiapreti come Cavour verrebbe voglia di chiedere asilo politico alle guardie svizzere.

Massimo Gramellini - La stampa

1 luglio 2005

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martedì, 19 aprile 2005

'Dopo il grande Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore'

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