martedì, 25 luglio 2006

«Talvolta colgo un piglio, un modo di procedere come se chi è al governo avesse vinto le elezioni con sei o sette punti di vantaggio. Non è andata così e credo sarebbe utile averlo presente. Invece vedo in giro una allegria, tranquillità che vorrei poter condividere». G. Napolitano

...ma non avevamo la serietà al governo?    

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categoria:politica
martedì, 25 luglio 2006
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categoria:satira politica
lunedì, 17 luglio 2006

 Perchè hanno azzerato i vertici della Gdf  Lombardia?

Perchè il comando regionale della Polizia Tributaria è stato smembrato?

Perchè Visco si è affrettato nel dichiarare che con il caso Unipol gli strategici trasferimenti nella guardia di finanza non c'entrano niente?

 

 

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categoria:politica, dichiarazioni di guerra, pizzini sparsi
venerdì, 14 luglio 2006

PALERMO - Mafia e moda simboli dell'Italia nel mondo? C'è chi ha pensato di unirli. A Palermo vanno a ruba le magliette con la scritta "Mafia - Made in Italy". Un fenomeno che ha scatenato polemiche e reazioni politiche, con l'Unione che chiede il sequestro immediato dei capi.

Sugli scaffali di un negozio di via Bandiera ci sono da un paio di giorni le magliette, in vari colori, della famiglia del film "Il Padrino" e di "Al Capone", con le immancabili pistole e l'inequivocabile scritta: "gangster". "Ne abbiamo vendute quaranta in due giorni - ha detto il proprietario del negozio S'otto Tonò - Le comprano soprattutto i ragazzi anche per il prezzo contenuto: sei euro".

Le magliette hanno suscitato immediatamente reazioni polemiche. "Esistono molti modi per cercare di farsi pubblicità: questo è un modo stupido ed offensivo per le tante vittime innocenti della mafia", afferma il deputato dei Ds, Beppe Lumia. "Io credo - aggiunge - che chi ha messo in produzione e in vendita queste magliette non sia cosciente della sofferenza che la mafia ha generato in tante famiglie". Lumia si appella "alla coscienza dei siciliani e degli italiani: spero che non ne vendano più e, soprattutto, spero che i negozianti di Palermo e di tutta Italia le ritirino dalle vetrine".

Anche altri esponenti dell'Unione chiedono il ritiro della magliette: "Presenteremo un'istanza alle autorità competenti, per richiedere il sequestro immediato delle t-shirt in quanto si configura certamente il reato di vilipendio alla Nazione", dicono gli esponenti della Margherita Francesco Ferrante e Franco Piro e il senatore Giuseppe Di Lello del Prc.

E il procuratore antimafia, Pietro Grasso, afferma: "Forse sarebbe bene togliere dal mercato queste magliette. Anziché pubblicizzare boss o gangster o stampare la parola mafia sulle magliette, sarebbe meglio rilanciare sulle t-shirt le tradizioni culturali della nostra città o le bellezze naturali della nostra Isola, così come fanno le università di Oxford o di Cambridge".

Si dice "indignata" Maria Falcone. "Facciamo tanto - afferma la sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra - per combattere la mafia ed offrire un'immagine diversa di Palermo e della Sicilia, e poi ci troviamo a commentare queste notizie. Il paradosso è che ogni anno migliaia di bambini e di ragazzi delle scuole superiori indossano le magliette prodotte dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone che inneggiano all'antimafia e oggi ci ritroviamo nei negozi magliette che pubblicizzano la mafia come made in Italy. E' un vero peccato. Nel nome del business, qualcuno, in pochi istanti, vanifica il lavoro di tanta gente che è impegnata da anni nel nome della legalità e della lotta alla mafia".  (brano tratto da Repubblica.it)

Quando si tratta di bisiness, bedda matri, la Mafia rimane imbattibbbile...!!!

BACIAMO LE MANI A TUTTI

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categoria:pizzini sparsi
venerdì, 14 luglio 2006
Si riapre il caso pacs e ripartono le strumentalizzazioni ideologiche.
A fare da apripista alla solita tiritera fintobuonista del ‘più diritti alle coppie di fatto’ i giudici della terza Sezione civile della Corte di Cassazione, i quali, cogliendo l’occasione per riproporre la questione, hanno pensato bene di citare i patti civili di solidarietà delle stabili convivenze in una sentenza di riconoscimento di danno parentale.
L’episodio a cui fanno riferimento i giudici non sembra avere alcuna attinenza con la questione tanto cara a rifondaroli e rosapugnettari, in quanto riguarda il ricorso presentato dai genitori di un ragazzo minorenne morto nell’89, che chiedono il risarcimento per i danni morali, causati dalla perdita del proprio caro. Ma il riferimento, voluto ad hoc dalla Corte suprema e citato nella sentenza, ha già suscitato la piena soddisfazione del/la deputato/a trasgender (trachè?) Vladimiro Luxuria.
Senonchè, volendo stare ai fatti, riesce difficile comprendere le reali motivazioni dell’entusiasmo del neutro (meglio così, qualcuno glielo suggerisca!) deputato che ha dimenticato un piccolo particolare; nella sentenza si specifica che «il danno parentale interessa una societas stabilizzata con vincolo matrimoniale e discendenza legittima, onde i referenti costituzionali sono certi»……ecco, lupus in fabula: che ne è della nostra Costituzione, sino a qualche giorno fa ritenuta sacra e inviolabile, ed oggi invece passibile di aggiornamento perché vecchia e stantìa? Che cosa ne facciamo degli articoli 29, 30 e 31?
Siamo di fronte a un bivio!
Se veramente si vogliono equiparare giuridicamente le unioni di fatto al matrimonio, è necessario metter mano alla Carta costituzionale stravolgendone uno dei cardini principali: l’uguaglianza.
 
«Il principio di uguaglianza -spiega la prof.ssa Marta Cartabia costituzionalista presso l’Università degli studi di Milano Bicocca - nella nostra Costituzione, art.3, opera secondo l’elementare e fondamentale criterio per cui sul piano giuridico debbono essere trattate in modo eguale situazioni eguali – e questo è evidente – ma anche che debbono ricevere un trattamento differenziato sul piano giuridico situazioni che sono diverse. Anche questa è una posizione costantemente ribadita dalla Corte costituzionale, da sempre. Allora l’uguaglianza è violata sia quando si discrimina ingiustamente, perché due situazioni uguali sono trattate in modo diverso, ma anche quando si equiparano indebitamente due situazioni che invece sono diseguali sul piano della realtà di fatto. La famiglia, nella Costituzione italiana e nei fatti, è una cosa diversa dalla convivenza».
 
A questo punto è necessaria una definizione di famiglia, scevra da posizioni ideologiche e inquinanti.
Dal punto di vista giuridico e dal punto di vista naturale, la famiglia è la cellula base della società, risorsa essenziale per custodire e tramandare un patrimonio di tradizioni.
La nostra Costituzione è chiara: « La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»art. 29
Chi si sposa e decide di mettere su famiglia si assume delle precise responsabilità sociali, dei concreti doveri nei confronti della collettività, garantendo la continuità tra le generazioni. Questa assunzione di impegno scavalca la mera titolarità dei diritti e delle libertà individuali, cavallo di battaglia della campagna pro pacs.
Risultano illuminanti, a tal proposito, le parole che Benedetto XVI ha riservato alle famiglie in occasione del suo ultimo viaggio a Valencia:
 «Nessun uomo si è dato l'essere a sé stesso né ha acquisito da solo le conoscenze elementari della vita. Tutti abbiamo ricevuto da altri la vita e le verità basilari di essa, e siamo chiamati a raggiungere la perfezione in relazione e comunione amorosa con gli altri. La famiglia […] esprime questa dimensione relazionale, filiale e comunitaria, ed è l'ambito dove l'uomo può nascere con dignità, crescere e svilupparsi in modo integrale.»
La richiesta delle unioni di fatto di essere famiglia per salvaguardare determinati diritti propri delle coppie civili, assume alla luce di queste considerazioni una logica esclusivamente utilitaristica, risultando, più che una necessità reale e impellente, una crociata ideologica costruita ad hoc per catturare consensi. E’, infatti, evidente che nulla oggi impedisce a due persone dello stesso sesso o di sesso diverso di convivere e di ottenere alcune protezioni giuridiche di ordine patrimoniale o morale senza per questo passare dai pacs.
L’esigenza di estendere l’idea di famiglia a unioni che di fatto non lo sono è pericolosa oltre che inutile e la dimostrazione pratica è rintracciabile in ciò che sta avvenendo in Spagna. Riconoscendo con legge ordinaria il matrimonio dei gay, il governo Zapatero ha dimostrato di non rispettare la Costituzione e la sua decisione è stata contestata davanti al Tribunal Constituctional (l’equivalente della nostra Corte Costituzionale). Il Tribunal dovrà quindi deciderne la legittimità e per far ciò sono previsti dei tempi di giudizio particolarmente lunghi, nel frattempo la legge è in vigore e non viene sospesa. Se il Tribunal dovesse arrivare ad annullare la legge per violazione della Costituzione, sorgerebbero problemi enormi e si creerebbe uno sconvolgimento sociale incredibile. Lo Stato sarebbe costretto a dire fra cinque o sei anni: « Abbiamo scherzato, i matrimoni omosessuali non esistono!! » e rimediare agli effetti irreversibili sulla vita delle persone sarebbe un’impresa un tantino ingarbugliata.
Chiamare 'diritti' i desideri individuali, con la pretesa che lo Stato renda legge ciò che si vuole, è una bomba sociale difficile da disinnescare e gli effetti sembrano più imprevedibili e devastanti di ciò che appare ad un'analisi superficiale.
 
 
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categoria:pacs
lunedì, 10 luglio 2006

 

Dedicato ai Francesi e a tutti coloro che, animati da un tafazziano e moralistico giustizialismo, preferiscono, piuttosto che esultare, ricordarci le magagne del calcio e i miliardi dei calciatori.

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categoria:calcio