martedì, 29 novembre 2005

"Un giorno il viandante sbatté la porta alle sue spalle, si arrestò e pianse, poi quasi a rivoltarsi contro se stesso aggiunse: perché questa inclinazione e questo impulso verso il vero e il reale… perché questo batticuore fosco e impetuoso insegue proprio me?" (F. Nietzsche)

 

Il tentativo di correggere lo stupore che urge in noi, nel renderci conto del desiderio d’assoluto che ci definisce, porta al nichilismo. L’esperienza delle cose, la realtà d’ogni giorno, la nostra vita, nascondono un significato che pulsa e che vuole essere compreso dal nostro cuore, ma la distanza abissale fra il desiderio di capire e il compimento di questo desiderio atterrisce. Il risultato è un profondo sconforto che riduce il desiderio svilendolo o banalizzandolo e allora ci accontentiamo di quel poco che abbiamo, della tranquillità del nostro focolare di casa, dei nostri gesti quotidiani, ripetitivi, monotoni, rassicuranti e non cerchiamo più - o meglio - non ci facciamo più cercare, come il viandante di Nietzsche, dalla verità, dalla bellezza travolgente del Mistero…non rischiamo più nulla! Siamo imbrigliati nella menzogna delle nostre regole di vita, frutto di uno sforzo etico svilente, che hanno il solo scopo di intrappolare i nostri comportamenti dentro schemi sempre uguali per far perdere di vista il desiderio di bello di vero di giusto che c’è in noi.

postato da: lapeste alle ore 17:17 | Permalink | commenti (13)
categoria:riflessioni sparse