mercoledì, 25 maggio 2005
Se "dietro ad ogni frande uomo c'è una grande donna", leggendo quest'articolo si capisce perchè in Italia la politica è avvilente.
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categoria:satira politica
lunedì, 23 maggio 2005
Fratello embrione

Fa freddo qui
e se avessi
abbastanza cellule
tremerei
abbandonato
non scelto
scartato
ignorato.
Fuori c'è il sole
o cosi m'han detto
e un corpo di madre
che non è la mia.
Ero voluto
ma non desiderato
adesso attendo
un Destino buono.
Se sarà per me
il vetrino impietoso
o l'oblio
ricordartevi
di vostro fratello
che sognava
nel buio gelido
farfalle d'azoto.

Berlicche.splinder.com

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categoria:poesia
venerdì, 20 maggio 2005
postato da: lapeste alle ore 16:40 | Permalink | commenti (11)
categoria:tanto per ridere
venerdì, 20 maggio 2005

Navigando di qua e di là ho trovato questa testimonianza:

"Iniziai a partecipare al programma di fecondazione
artificiale perchè avevo 25 anni, ero disoccupato e avevo
bisogno di soldi.
Il mio lavoro consisteva in questo (dopo aver fatto
accertamenti del mio stato di buona fecondità): due volte la
settimana mi dovevo recare nel laboratorio indicato, in una
fredda camera, su di un lettino o si di una poltroncina,
luci offuscate, dovevo iniziare a masturbarmi. Avevo a
disposizione riviste porno, oppure delle video cassette
hard. Finito il tutto dovevo fare attenzione a far entrare
il seme dentro un contenitore, poi uscivo consegnando
all'infermiera il flacone contenente il mio seme.
Andai avanti così per un anno, ma iniziai ad avere delle
nausee dovute al disgusto di quella fredda stanza e dei
soliti giornali e delle solite casse, anche se ovviamente
periodicamente cambiavano.

Incontrai un giorno una donna nella sala di attesa, ma capii
che aveva qualcosa che la stava facendo soffrire, non so
come ebbi il coraggio o forse la sfrontatezza di parlarle e
le chiesi se ne volesse parlare con me.
Aveva tentato l'inseminazione artificiale, due volte
fallita, ed ora stava lì per tentarne una terza, ma qualcosa
non le andava giù.
Io le raccontai del mio "lavoro", forse volevo farla
sorridere, non lo so, ma le dissi che forse le sarebbe
toccato il mio spermatozoo e non so come si finì per
iniziare ad usare finalmente la ragione.
Dico finalmente, perchè fino ad allora avevo usato solo
espedienti di comodità, ma non avevo mai osato ragionare su
cosa facevo.

Parlandone insieme lei mi disse che quanto stavamo facendo
aveva dell'assurdo perchè alla fine dei conti si finiva per
unirsi lo stesso, seppur per strade diverse; ma quanto erano
giuste queste strade traverse?
Continuammo a parlare e non ci accorgemmo che era giunto il
tramonto, ma avevamo capito che quello che stavamo facendo
denigrava principalmente la nostra dignità umana, eravamo
usati e usati doppiamente: usati da noi stessi, usati da una
società che pur di volere e di ottenere è pronta a tutto, è
pronta a trovare imbecilli come noi, ingenui o bisognosi,
che per danaro eravamo pronti a privarci della cosa più
bella che Qualcuno ci aveva dato: l'incontro con i
sentimenti umani."

 

Cosa c'è dietro l'eterologa?

Uno che si fa una pippa!!!!

Che magia!!

Che dolcezza!!

 

postato da: lapeste alle ore 16:25 | Permalink | commenti (16)
categoria:
venerdì, 20 maggio 2005

L’incertezza, questo buio che c’è dentro, sta diventando dominante. Sta diventando superba come diceva Leopardi ne “Il pensiero dominante”: «Questa età superba che di vote speranze si nutrica, vaga di ciance, e di virtù nemica; stolta che l’util chiede, e inutile la vita quindi più sempre divenir non vede». Don Giussani commentando questi versi diceva: è la descrizione molto più dei nostri tempi che non dei suoi.
Il problema è che cosa fare tenendo conto che una battaglia intellettuale, per quanto intensa, non è sufficiente. L’uomo è caduto in questo buio perché è stato lasciato solo, è stato reso solo. La persecuzione dell’uomo moderno è la solitudine. Il crollo della ragione non è dovuto alla mancanza delle idee, ma alla mancanza dell’affetto; è dovuto alla mancanza del legame, del legame che porta l’idea, della carne.
Noi dobbiamo fare una battaglia sul modo di utilizzare la ragione. Perché un valore sconfitto è comunque sconfitto, lo abbiamo visto col divorzio e con l’aborto (avevamo detto che da lì sarebbe venuto tutto il resto... ed è venuto). Se passa anche questo, andrà avanti ancora peggio. Quindi non è solo il problema dell’embrione, è un problema di ragioni che noi ci diamo.
L’astensione, che è un non voto, ha tre caratteristiche.

1. Astenersi non vuol dire non esserci. Questa manifestazione è la dimostrazione del contrario. Se noi contassimo tutte le manifestazioni che abbiamo fatto, senza dubbio sono molte di più di quelle che hanno fatto gli altri. Se noi raccontassimo tutto il tentativo educativo che abbiamo fatto, senza dubbio abbiamo fatto molto di più degli altri. (…) La prima caratteristica di questa posizione non è una furbata, non è un tirarsi indietro, ma è un atto di presenza.

2. In secondo luogo: quella che viene chiamata “indifferenza” dobbiamo cercare di rispettarla di più. Molta gente non sa che pesci prendere di fronte a questo referendum, non si rende nemmeno conto dei quesiti e decide di stare fuori, si astiene. Non capisco che male ci sia a stare fuori. Non capisco che problema ci sia a riconoscere il valore positivo di questa confusione. É molto meglio che chi non capisce si astenga piuttosto che andare a scrivere sì, perché così fa anche un danno. Questo va valorizzato ed è un terreno su cui entrare. D’altra parte, in una battaglia politica, in un quesito elettorale, la partecipazione è il segno di quanto la cosa interessi.

3. Terza ragione, di carattere politico: come è stato detto, questa è una legge passata dal Parlamento a maggioranza trasversale. Dobbiamo finirla con la leggerezza con cui vengono utilizzati gli strumenti degli scioperi generali e dei referendum. Chi li usa deve dimostrare di aver avuto ragione nell’usarli. Deve dimostrare che è capace di convincere una maggioranza degli italiani ad andare a votare ed eventualmente anche in suo favore. Il referendum non l’ho voluto io. E io a votare non ci vado e incoraggio tutti a non andarci. Tra l’altro mi hanno detto che i promotori del referendum, se riesce, prendono anche i soldi. A me il pensiero mi fa venire l’orticaria.
Andare a votare no è un eccesso di zelo. A parte le notazioni della Bibbia sugli zeloti, c’è un osservazione ironica che mi permetto di citare, di Talleyrand, il più grande politico mai esistito. Ai suoi funzionari diceva sempre: «Mi raccomando, niente zelo». Noi dobbiamo costruire.

Dall’intervento di Giancarlo Cesana, responsabile di Comunione e Liberazione, all’incontro pubblico di sabato 14 maggio al Palalido di Milano con Giuliano Ferrara, dal titolo: “Fratello embrione, sorella verità”.

postato da: lapeste alle ore 11:58 | Permalink | commenti (1)
categoria:vita di cl
martedì, 10 maggio 2005

Io voto si

postato da: lapeste alle ore 16:18 | Permalink | commenti (11)
categoria:dichiarazioni di guerra