mercoledì, 31 marzo 2004

«La pace è un fondamentale diritto di ogni uomo, che va continuamente promosso, tenendo conto che gli uomini in quanto peccatori sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta del Cristo. Talora questo compito, come l'esperienza anche recente ha dimostrato, comporta iniziative concrete per disarmare l'aggressore. Intendo qui riferirmi alla cosiddetta "ingerenza umanitaria", che rappresenta, dopo il fallimento degli sforzi della politica e degli strumenti di difesa non violenti, l'estremo tentativo a cui ricorrere per arrestare la mano dell'ingiusto aggressore»

 

Giovanni Paolo II
dall'omelia in occasione del Giubileo dei militari e delle forze di polizia (19-11-2000)


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mercoledì, 31 marzo 2004

Per non dimenticare i morti e non morire noi stessi

 

Un anno fa dicemmo: «No alla guerra, sì all’America». Seguendo il Papa, sentivamo atrocemente non risolutiva la guerra. Avevamo ragione: i problemi di prima, e in particolare il terrorismo, ci sono ancora tutti e gravissimi, come dimostra la Spagna. Avevamo tuttavia la consapevolezza chiara che il nostro disaccordo con le scelte di Bush non incrinava la nostra appartenenza a una tradizione, a una cultura di libertà, democrazia e pluralismo di cui l’America è espressione realizzata, per quanto imperfetta.

Proprio perché siamo amanti della pace, oggi che la guerra dichiarata dall’America è finita, dobbiamo continuare a contrastare l’altra guerra che persiste: quella, pure dichiarata, del terrorismo, a cui un’ideologia debole e confusa - apparentemente prevalente nei nostri Paesi - non sa, di fatto, opporsi in termini adeguati.

La piazza, soprattutto quella italiana, è riempita con frequenza, a volte più che settimanale, di grida contro l’America, mischiate a quelle contro qualsiasi operato del governo; il terrorismo è anch’esso denunciato, ma come reazione, ovvero come comportamento apparentemente inevitabile e quindi in qualche modo giustificato. Mentre qua e là nel mondo innocenti muoiono dilaniati dalle bombe, la piazza non scioglie i suoi cortei contro tutto, inneggiando a una pace senza sacrificio che lasci in pace e non disturbi un treno di vita che si vuole comodamente progressivo. Così, mentre la piazza tende a salire al governo, il governo tende ad assumere i toni della piazza, rischiando tutti di rimanere per strada.

Ma, è ovvio, “così” né si cambia né si costruisce. C’è bisogno non di proteste urlate e indistinte, ma di educazione. La nostra tradizione - sì, la nostra tradizione cristiana rifiutata dalla Costituzione europea - non può essere denigrata e corrosa, ma deve essere riscoperta nella sua potenza valorizzatrice della dignità umana. Le nostre responsabilità di fronte a tutto il mondo non possono essere impunemente fuggite, ma devono essere assunte, per non dimenticare i morti e non morire noi stessi. La nostra libera e plurale democrazia non può essere assurdamente bollata come regime, ma deve essere sostenuta attraverso il rispetto delle istituzioni; rispetto che ci deve essere, per poterle criticare e correggere.

Come aveva profetizzato il cardinale Newman, pastore anglicano convertito al cattolicesimo, è venuto il tempo in cui i cattolici, che vivono di fede, per essere tali devono difendere la ragione. E proprio la ragione ci dice che è venuto anche il tempo in cui i cattolici, che vogliono vivere di più società, devono difendere lo Stato: non uno Stato qualunque, ma quello della nostra convivenza civile.

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categoria:educazione
martedì, 30 marzo 2004

Giorgio Bocca: «Assurdo il paragone con la guerra ai nazisti»

«Iraq, è giusto levarsi da questo pantano»

 di Claudio Jampaglia

Giorgio Bocca, nel suo studio a Milano, non ha dubbi sulla provocazione apparsa ieri sul Corriere della Sera: "Madrid 2004 come Monaco 1938? ". Angelo Panebianco richiama esplicitamente il parallelo del "rischio di cedere ai terroristi" come fu ieri con il nazismo. Per Bocca è un'assurdità. Da partigiano, giornalista e storico ci spiega perché.

«È un paragone assurdo», afferma. «Il nazismo aveva a sua disposizione un esercito di cui tutti conoscevano le dimensioni, la potenza e i piani di conquista. Il terrorismo di matrice islamica è completamente diverso. È una forza al momento clandestina di cui si ignorano gli scopi e le forze. Il paragone è quindi falsificante, serve a dire che esiste un tradimento dei pacifisti che non regge a sua volta».

Panebianco parla di «arrendevolezza nei confronti dei nemici della nostra civiltà» e paventa un'Europa «prona al ricatto terroristico», un atto di accusa contro «il grande equivoco del pacifismo», che a suo parere sarebbe uno dei massimi rischi…

Per prima cosa bisogna chiedere a Panebianco cosa intenda per "nostra civiltà". Se ciò significa, ad esempio, la possibilità di aggredire uno Stato in base a delle menzogne e delle accuse false, mi sembra sia una civiltà piuttosto discutibile. Questo neocapitalismo che sta cercando di impadronirsi del mondo intero mi sembra una strana civiltà.

Si è discusso in questi giorni di una manifestazione bipartisan, promossa dai Comuni, contro il terrorismo, cercando da destra di contrapporla alla marcia pacifista del 20 marzo. Cosa pensa di questa querelle?

Le manifestazioni unitarie sono sbagliate. Marciare insieme a Berlusconi, che è stato tra i promotori di questa aggressione militare americana, è uno sbaglio; invece di chiarezza, si rischia di fare solo altra confusione.

Zapatero annuncia un disimpegno dei militari spagnoli entro il 30 giugno se l'amministrazione americana a Baghdad non passerà la mano all'Onu; i movimenti di tutto il mondo il 20 marzo chiederanno il ritiro immediato delle truppe. Qual è il suo giudizio?

«Non sono a conoscenza dei particolari tecnici e politici che possono determinare i tempi e i modi in cui il ritiro delle truppe sul suolo iracheno possa essere attuato, però l'opportunità di levarsi da questo pantano mi sembra chiara e giusta».

Nel suo recente libro "Basso Impero", dedicato all'America che ha amato, Bocca scriveva: «Gli Stati Uniti non sono più una potenza dell'Occidente, si pongono come altro dall'Occidente". È questa l'America di Bush che piace ad una destra italiana alla deriva e lontana dall'Europa, quella che dice: «Chi non fa la guerra è un traditore».

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Commento:

NON HO PAROLE!!!!!!!!!!

Il pressappochismo di Bocca ha oltrepassato i limiti della buona decenza.

Che ne pensate?

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categoria:dichiarazioni di guerra
martedì, 30 marzo 2004

Antiamerican-ismo

«Il problema del mondo odierno è che dobbiamo fronteggiare un antiamericanismo che è diventato completamente demoniaco, che inonda l'intero pianeta e che influenza chiunque.

L'antiamericanismo è l'ideologia globale più pericolosa che c'è.

Oggi tutti i totalitarismi, il fondamentalismo e l'antisemitismo trovano riparo dietro la bandiera della lotta agli Stati Uniti d'America»

Bernard-Henry Lévy

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categoria:-ismi
lunedì, 22 marzo 2004

 

LA VERA PACE NON E’ UTOPIA

 

 

La pace non è il frutto dello sforzo esclusivo dell’uomo che, attraverso gesti e opere, può costruire un mondo migliore e più giusto.

 

Tutto ciò è U T O P I A!!!

 

Cedere ad essa significa non partire dalla realtà, ma imporle una teoria fabbricata a tavolino costringendola nella gabbia della nostra limitata misura.

 

 

 

Per noi cristiani il termine pace si identifica con un dono che Dio fa all’uomo come segno della Sua misericordia.

L’uomo è in grado di costruire la pace solo se viene educato al significato della sua esistenza, solo se si riconosce dipendente da un Altro. Quindi, il modo più adeguato per combattere la violenza che grava su di noi non consiste nell’identificare la parte con cui schierarci, magari esponendo una bandiera o bruciando quella della parte avversa.

La possibilità di risposta al nostro desiderio di pace c’è, e non ce la diamo da soli, ma la imploriamo a Dio attraverso la preghiera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:riflessioni sparse
lunedì, 22 marzo 2004

Voglia di pace? Un’illusione. Il mondo non sarà mai innocente’

 

 

Corriere della Sera 21-3-2004

 

 

 

 


Armando Torno intervista Emanuele Severino: alcuni passaggi.

Severino: [...] Progettare è comandare e il comandamento "non uccidere" è la radice dell'omicidio perché presuppone la nullità costitutiva dell'essere umano.

Torno: Ma allora uccidiamo i nostri simili partendo da un comandamento che invita a fare il contrario?

S: Sì, perché è proprio la nostra cultura a pensare che gli uomini e le cose siano di per sé nulla, e questo pensiero che sta alla radice del comandamento "non uccidere" è l'omicidio fondamentale o originario.

T: Ma allora cosa significa dichiarare una guerra?

S: Significa rendere esplicito ciò che noi chiamiamo pace e che è regolato dal comandamento "non uccidere". La pace è l'omicidio mascherato e la guerra è l'omicidio palese.

T: Ma lei professore non pensa che tutti coloro che ieri hanno manifestato nel mondo per la pace credano qualcosa di opposto? Per loro pace è assenza di ogni guerra...

S: Certo che lo credono, ma si illudono. Che lo credano e sperino, è fuori discussione.
[...]
Da un lato credono che la volontà, e quindi la volontà di pace, possa essere innocente, mentre la volontà non lo è mai: è sempre violenza. Dall'altro non ci si rende conto che il mondo sta andando verso quella forma estrema di violenza che sarà sì riuscita ad eliminare tutte le guerre sanguinose, ma non per questo sarà più innocente; ed è ciò che prima ho chiamato pax tecnica.
[...]

T: Professore ma ieri milioni di persone hanno urlato la loro voglia di pace...

S: Lei all'inizio mi ha amabilmente spinto verso le questioni ultime, ma in questi casi sarebbe opportuno lasciarle alla fine e incominciare appunto, come lei ora suggerisce, da ciò che immediatamente percepiamo. Quei milioni di persone indubbiamente costituiscono un fatto rilevante di cui i politici non possono non tener conto. Mi sorprende che a protestare contro la guerra e il terrorismo le masse occidentali non si trovino insieme alle masse islamiche. Non avvenendo mi sembra il segnale di un pericolo.
[...]
T: Può aiutare la pace un minor egoismo da parte dei Paesi ricchi?

S: Se i ricchi per dare ai poveri fossero disposti a ridurre in modo consistente il loro tenore di vita, forse. Ma c'è il timore che lasciando che anche gli altri si aggrappino alla barca dei ricchi, questa vada a fondo trascinando con sé gli uni e gli altri. Più realistica è invece la possibilità che la tecnica soddisfi i bisogni dell'umanità povera prima che sia troppo tardi, ovvero prima che i poveri cerchino di buttare fuori dalla barca i ricchi.

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categoria:dichiarazioni di guerra